Disturbi del Comportamento Alimentare
Quando il cibo diventa un nemico, c’è qualcosa che non va. Ma puoi trovare una via d’uscita.
I disturbi alimentari non riguardano solo il rapporto con il cibo e il corpo: parlano di dolore e altre emozioni, controllo, identità.
Insieme possiamo dare voce a ciò che il sintomo maschera.
Cos’è un disturbo alimentare?
Non è una semplice abitudine alimentare scorretta o poco sana. Porta con sé una sofferenza profonda: è una condizione seria e complessa che può compromettere la salute mentale e fisica della persona.
Anoressia, bulimia, binge eating non sono mode o fasi. Si tratta di disturbi psicologici importanti, che possono arrivare a mettere in pericolo la vita della persona che ne soffre, coinvolgendo corpo, mente e relazioni. Riconoscerli è il primo passo per affrontarli.
Quando preoccuparsi?
Segnali che non vanno ignorati:
- Controllo e preoccupazione estrema sul cibo o sul peso
- Cicli di abbuffate e restrizioni
- Esercizio fisico ossessivo e/o condotte di eliminazione (vomito, lassativi)
- Vergogna, isolamento, bassa autostima
Il disturbo può colpire a ogni età, ma spesso inizia tra i 12 e i 17 anni. Inoltre può, tra le altre cose, associarsi a sintomatologia ansiosa e/o depressiva.
A chi è rivolto il percorso
Posso aiutare te o un tuo familiare.
- Persone con DCA: per comprendere l’origine del disturbo (traumi, conflitti interni e relazionali) e spezzarne il circolo vizioso, anche attraverso delle strategie comportamentali e relazionali di gestione dei sintomi.
- Genitori di adolescenti con DCA: per acquisire consapevolezza del disturbo e del suo funzionamento, essere un sostegno al percorso di cura del figlio, senza alimentare il conflitto.
- Famiglie: per lavorare sulle dinamiche relazionali che mantengono il sintomo.
L’approccio sistemico relazionale
Un lavoro sul sintomo, ma soprattutto su ciò che lo alimenta.
Le diverse Linee Guida internazionali concordano tutte sul fatto che, data la complessità degli elementi in gioco, il trattamento dei disturbi alimentari richiede un intervento multidisciplinare, in cui il supporto psicologico riveste un ruolo centrale.
Inoltre, diversi studi sull’efficacia delle psicoterapia, riconoscono l’approccio sistemico relazionale e la terapia familiare come particolarmente utili nel trattamento dei disturbi alimentari, specie in caso di anoressia: il disturbo non è considerato come un problema individuale, bensì come espressione di dinamiche familiari disfunzionali su cui lavorare.
E se il sintomo è relazionale, a maggior ragione deve esserlo la cura.
I disturbi alimentari, soprattutto nei giovani, spesso nascono e si rinforzano all’interno di dinamiche familiari disfunzionali inconsapevoli. Il mio approccio mira a comprenderle per trasformarle, uscendo dalla dolorosa e nota dinamica delle reciproche colpevolizzazioni.
Non c’è nulla di sbagliato in te: il controllo o discontrollo sul cibo è solo un modo che utilizzi per tentare di gestire qualcosa di più profondo. Qui puoi avere uno spazio sicuro, per identificare questo “qualcosa”, accoglierlo e trovare modalità alternative e più sane per prendertene cura.