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Quando il problema portato in terapia è il denaro

Quando il problema portato in terapia è il denaro

Il denaro è spesso percepito come qualcosa di concreto, misurabile e tangibile. Innegabilmente lo è, ma è anche molto altro: quando compare come tema in terapia, raramente si presenta come una “semplice” questione economica, portando con sé una serie di significati e vissuti emotivi importanti.

“Dottoressa, è frustrante ma non riesco a scavallare questa soglia di guadagno nel mio lavoro, la mia crescita è bloccata!”

 “Vorrei essere più tranquilla nel fare spese, ma mi ritrovo continuamente a pensare se possa realmente permettermi un determinato acquisto e spesso mi sento in colpa dopo averlo fatto”

“Francamente mi sento a disagio quando la mia fidanzata insiste per pagare il conto al ristorante, faccio di tutto per evitarlo”.

“Non ho mai chiesto a mio marito quanto guadagna o quanto abbia esattamente sul conto”

“Mio malgrado, mi ritrovo spesso a chiedere dei piccoli prestiti agli amici e poi…non riesco a saldare i debiti”

L’elenco degli esempi potrebbe procedere molto a lungo, com’è facile immaginare. Parlare di soldi, in seduta, può aprire finestre su dinamiche profonde, legate all’identità, alle relazioni, al senso di sicurezza, al valore personale. Il denaro, in altre parole, può assumere un valore simbolico che si colloca su un piano diverso da quello concreto.

Il denaro come simbolo: cosa rappresenta?

Il denaro può essere considerato come un potente simbolo psichico. Non rappresenta solo ciò che si possiede o si può acquistare, ma può diventare metafora e strumento di libertà, potere, controllo; può veicolare amore, fiducia e riconoscimento, attivare emozioni quali la colpa. Ogni individuo costruisce, nel corso della propria vita, una trama di significati personali legati al denaro, influenzato profondamente dalle esperienze familiari e dal contesto culturale di origine.

Ad esempio, in una famiglia in cui il denaro era sempre scarso e fonte di ansia, può radicarsi la convinzione che “non ce n’è mai abbastanza”, generando atteggiamenti di accumulo, controllo o rinuncia. Se nel proprio albero genealogico c’è una storia di fallimento finanziario che ha avuto ripercussioni importanti, potrebbero attivarsi nelle generazioni successive meccanismi di riparazione che prendono diverse forme (per esempio iperinvestimento sul lavoro e sul guadagno). Al contrario, chi è cresciuto in un ambiente dove il denaro era associato a generosità, premi o amore, può sviluppare aspettative affettive legate al dare o ricevere soldi. 

Il denaro può quindi diventare un linguaggio emotivo, una modalità – spesso inconscia – di comunicare bisogni o regolare relazioni.

Quando i soldi fanno da specchio

In terapia, può capitare che il tema del denaro emerga in modo diretto, come nei casi sopra riportati: difficoltà a gestirlo o a parlarne apertamente, paura di spendere, senso di colpa per averne “troppo” o troppo poco. E’ interessante, a tal proposito, segnalare che in alcuni paesi anglosassoni si sta affermando la figura professionale del terapista finanziario1: quando la richiesta di aiuto psicologico riguarda in modo diretto una difficoltà o obiettivo di crescita personale legato al denaro, il professionista a cui ci si può rivolgere è uno psicologo che ha una formazione anche in ambito finanziario, per aiutare la persona a gestire il denaro in modo più efficace e consapevole, passando attraverso l’esplorazione degli aspetti emotivi e cognitivi (soprattutto pregiudizi e credenze) legate ai soldi. 

Altre volte in terapia la questione economica fa capolino più velatamente, come sottofondo di conflitti relazionali, scelte professionali o ansie esistenziali. In questi casi più che mai, il denaro non è il “vero” problema, ma lo specchio attraverso cui si riflettono temi più profondi: l’autonomia, la dipendenza, il potere, l’autostima, il senso di sé.

Spesso, lavorare su questi aspetti significa ripercorrere la propria mappa emotiva e relazionale: cosa ho imparato sul denaro da piccolo? come veniva vissuto in casa? era motivo di discussione, di vergogna, di orgoglio? che ruolo ha nella mia vita oggi? 

Le risposte a queste domande offrono elementi preziosi per il lavoro terapeutico, per mettere a fuoco significati e convinzioni che, silenziosamente, influenzano le scelte quotidiane, a volte generando blocchi o sofferenze. Il passo successivo potrebbe essere chiedersi “alla luce di questi vissuti e convinzioni, cosa significherebbe per me oggi riuscire a… guadagnare di più/accogliere con tranquillità e riconoscenza un regalo/fare un investimento finanziario?” 

Denaro, identità e cultura

Il significato del denaro è, evidentemente, anche culturalmente determinato. In alcune culture è considerato un segno di successo e valore personale, mentre in altre può essere vissuto con sospetto o pudore. Allo stesso modo, il genere, l’età, il livello socioeconomico e il ruolo sociale influenzano le aspettative rispetto a come “dovremmo” usare o pensare i soldi

E’ interessante a tal proposito, osservare come ci sia una differenza di genere rilevante rispetto agli investimenti finanziari: le donne investono la metà degli uomini,2 e questa minore propensione al rischio (nonché all’investimento su di sè?) e alla “manipolazione” del denaro può essere letta rispetto al potere e all’autonomia, dimensioni nelle quali le donne mostrano ancora una certa vulnerabilità. Sentirsi autorizzate e capaci di muoversi in territori per lungo tempo ad appannaggio esclusivo degli uomini, è una conquista ancora in corso. Del resto, se pensiamo che in Italia le donne hanno ancora stipendi più bassi degli uomini e che hanno potuto aprire un conto corrente autonomo senza bisogno del consenso del marito o del padre solo a partire dal 1975, grazie alla riforma del diritto di famiglia, diventa tutto più chiaro. Questi condizionamenti, spesso interiorizzati in modo non consapevole, però (e per fortuna), possono entrare in conflitto con i desideri autentici della persona, generando disagio o senso di inadeguatezza, e aprendo quindi le porte alla possibilità del cambiamento e, ove necessario, della richiesta di un aiuto specialistico.

In terapia, esplorare questi intrecci tra storia personale e influenze culturali può aiutare a ristrutturare il proprio rapporto con il denaro, liberandolo da significati rigidi, anacronistici o dolorosi. 

Il denaro in terapia

Quando il denaro entra nella stanza della terapia, lo fa portando con sé una fitta rete di significati emotivi, relazionali e simbolici. Accoglierlo come oggetto di esplorazione psicologica permette non solo di affrontare meglio le difficoltà economiche, ma anche di scoprire aspetti profondi di sé, spesso inconsapevoli. In questo senso, parlare di soldi in terapia non è solo possibile, ma può diventare un’opportunità di trasformazione e crescita.

Se senti che il tuo rapporto con il denaro è fonte di ansia, disagio o difficoltà relazionali, puoi contattarmi: ti aspetto!

  1. Vicky Reynal. I soldi nella mente. La psicologia dietro le nostre scelte finanziarie. Mondadori (2025) ↩︎
  2. Marco Capponi. Il gender gap del risparmio: ecco perchè in Italia le donne che investono sono la metà degli uomini. Milano Finanza (1 aprile 2015) ↩︎
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